Il rifiuto del cibo: perchè?

Oggi proviamo ad approfondire uno dei temi affrontati durante la nostra presentazione ad Expo l’11 Ottobre 2015: il rifiuto del cibo. Uno dei comportamenti che possono irritare, preoccupare e dispiacere un genitore che dopo una giornata di lavoro (fuori o dentro casa, s’intende) invece di stendersi sul divano decide di preparare qualcosa di sano, nutriente e che, nel possibile, vada nella direzione dei gusti e dei desideri dei propri piccoli.

bambino non mangia

Ci sono molti motivi per cui un bambino può rifiutarsi di mangiare  e non tutti sono di pertinenza psicologica, ma quando ci sono capricci di mezzo e la richiesta di mangiare solo alcuni cibi che trasformano la tavola in un gioco di potere in cui il bambino mostra la sua sfera di “potere” (controllare il mangiare), allora è possibile che si stia instaurando un gioco relazionale che potrebbe avere conseguenze future sul rapporto tra bambino/futuro adulto e l’alimentazione.

Allora che fare per capire, senza spaventarsi e trarre subito conclusioni affrettate? Una possibile via che trovo impegnativa, ma che vede il genitore protagonista della situazione ce la offre il parent training. Il Parent Training è un approccio che affonda le sue radici nel Comportamentismo e quindi sfrutta l’osservazione del comportamento onde individuare cosa rinforzi positivamente il comportamento stesso.

L’obiettivo è quello di cercare di osservare, in un secondo momento, in cui si è più calmi e meno emotivamente attivati, al pasto per comprenderne le dinamiche. In questo articolo non posso ovviamente descrivere tutti gli strumenti di un percorso lungo e articolato, ma vorrei offrire una nuova finestra entro cui osservare il bambino e comprenderne il comportamento.

diario dei pasti

Si tratta di redigere una sorta di “diario dei pasti“. Dopo aver mangiato a prescindere dall’esito del pasto (e soprattutto quando siete sufficientemente calmi se il momento vi ha provato) di descrivere l’esperienza in un diario. Cercate di suddividere l’esperienza in momenti che scandiscono il pasto in modo regolare (primo, secondo, frutta oppure prima del rifiuto, rifiuto, dopo rifiuto, ecc) e che meglio rappresentano il vostro rituale. Qual è la difficoltà? Dovete cercare di non descrivere come vi sentite, ma solo cosa è successo: parole, espressioni, comportamenti, tutto ciò che è visibile e non interpretabile: “mi guarda sempre negli occhi” e non “cerca di sfidarmi con lo sguardo” oppure “vedo che si diverte a guardarmi arrabbiato”. Se lo fate in coppia, un genitore potrebbe scrivere e il secondo aiutare a scindere tra comportamenti e interpretazioni. Niente sfide a chi è più bravo, datevi una mano a capire quando le cose cominciano a girare per il verso storto! Credete, è più difficile di quello che sembra.

Cosa ottenete? L’obiettivo è quello di comprendere quali siano i rinforzi che vostro figlio ottiene con quel comportamento! Se al termine del pasto alla fine ottiene sempre di mangiare quello che desidera significa che la vostra strategia è da modificare perchè state rinforzando un comportamento che non desiderate. Mi spiego: se lo sgridare vostro figlio vi conduce a sentirvi ancora più esausti e spossati e a concedere quello che accetta perchè così almeno mangia, allora forse sarà meglio evitare di accrescere il vostro stress con un approccio alternativo!

Allora cari genitori buona osservazione! Non vi ho convinti, qualche dubbio? ricordate che potete sempre scriverci!!